C’è un’aula più grande di quella che possiamo immaginare, progettare e disegnare, non ha pareti se non di roccia, non ha lavagne se non acque cristalline che riflettono i pensieri, non ha insegnanti se non il vento che sussurra tra gli alberi. Questa scuola è la natura che ci circonda, che dimentichiamo, da cui ci sentiamo separati, che appare minacciosa o pacifica in base ai nostri stati d’animo. È il territorio in cui viviamo e che spesso non conosciamo affatto. Ecco perché portare dei ragazzi delle scuole superiori in luoghi come le pozze smeraldine della Val Tramontina, può essere una lezione più inclusiva di mille parole tracciate con gesso e penna, o sullo schermo di un apparecchio elettronico.

Una gita scolastica può diventare un’alternativa alla classica e a volte desueta lezione frontale, può essere occasione per far conoscere a dei ragazzi i luoghi dove vivono, perché vengano raccontati ad altri, diventando un esempio, un sentiero da seguire anche per noi adulti.

Pozze smeraldine della Val Tramontina, la prima tappa di una gita

pozze smeraldine, Val Tramontina, Friuli Venezia Giulia, tra i rami di abete

Ricordo il desiderio ardente delle gite, la voglia di fuga dai rigori fisici, emotivi e mentali della scuola, il risveglio della primavera che apre le giacche e i portoni per farti conoscere nuovi mondi, in Italia o all’estero. L’immaginazione portava lontano, in regione conosciute o in stati d’Europa che si sfioravano nei libri di testo.

Con i ragazzi e le ragazze dell’Istituto Flora di Pordenone l’obiettivo è stato quello di far guardare non lontano ma vicino, nei luoghi dietro casa, che le stesse famiglie degli studenti conoscono poco. Ci lamentiamo che gli adolescenti passano ore davanti agli schermi dei telefoni o davanti alle vetrine dei centri commerciali quando siamo i primi a fissare ipnotizzati uno smartphone appena ci assale la noia, quando costruiamo e viviamo strutture di cemento e metallo per gran parte della nostra vita. Proviamo a mostrare alternative che abbiano un senso, che diano gioia ed entusiasmo a noi per primi, gli adolescenti ci seguiranno.

A pochi chilometri dalla città appaiono le prime colline e poi le montagne, valli scavate da fiumi che racchiudono bellezze più luminose di uno schermo. Bastano pochi passi oltre il piccolo borgo, lungo un sentiero facilmente accessibile ed ecco tra i rami degli abeti delle macchie di un verde intenso, a far da contrasto alla natura ancora addormentata.

Le pozze smeraldine della Val Tramontina sono una riscoperta degli ultimi anni. Quando i primi viaggiatori stranieri chiedevano di queste acque gli abitanti del luogo si chiedevano cosa stessero cercando, perché di pozze smeraldine non avevano mai sentito parlare. Avevano ben in mente quelle di Sant’Antonio o gli anfratti dove andare a fare un bagno in estate ma dello smeraldo proprio non sapevano.

pozze smeraldine, fiume Meduna a Tramonti di Sopra, Friuli Venezia Giulia

Come spesso capita, sono stati dei foresti, delle persone di fuori a dare valore alla bellezza di elementi scontati per chi vi abitava vicino. Prima un viaggiatore italiano e poi dei giornalisti inglesi si sono accorti della particolarità di queste pozze, facendole conoscere ben oltre i confini del Friuli Venezia Giulia.

Bisogna seguire il sentiero che parte dal paese di Tramonti di Sopra verso il lago del Ciul e la borgata abbandonata di Frassaneit per scoprire questi luoghi di balneazione selvaggia, tra i primi 10 d’Italia, almeno secondo una classifica del The Guardian. Al di là delle statistiche, dei punteggi, delle dieci migliori cose, che in fondo son sempre giudizi e opinioni, bisogna venirci alle pozze smeraldine, per capirne e soprattutto sentirne l’importanza.

Siamo dentro il Parco Naturale delle Dolomiti Friulane, territorio a me profondamente caro, che ha ispirato il mio primo libro, vasta area di natura libera e non imbrigliata nel cuore dell’Europa, chilometri di sentieri e ambienti che l’essere umano contemporaneo ha lasciato fortunatamente in pace.

I ragazzi e le ragazze guardando dapprima attraverso gli schermi del telefono, scattano foto, si fanno selfie ma poi lasciano le dita per arrampicarsi sulle rocce, per cercare di guadare il torrente, ridono e scherzano. Chi più e chi meno, si accorgono di quel messaggio nascosto che ci inviano questi ambienti naturali.

L’agitazione che li anima e che a volte esce in modo irruente in classe, qui si può sfogare, si libera, trova il suo giusto spazio. Non a caso, da anni si parla di biofilia, di quella sensazione che ci trasmette la natura, che riduce le tensioni, l’aggressività, lo stato di stress quasi permanente in cui viviamo.

Anche gli insegnanti si rilassano, non devono urlare, riprendere o sanzionare. I ruoli si allentano, la responsabilità è un’ora da rispettare che finisce per allungarsi, si sorride di più. Tutto scorre con più facilità, seguendo il consiglio delle acque del Meduna, che qui, tra le rocce calcaree danno vita a questo spettacolo di verde intenso.

pozze smeraldine, fiume Meduna, Tramonti di Sopra, ragazza che guarda le pozze semeraldine

Le pozze smeraldine se ne stanno quiete, ancora troppo fredde per un bagno, che anche in estate sa essere gelido, ancora silenziose, come se fossero tutte per noi. Due classi in gita, a fare foto, a trarre spunti, per ricordarci, ancora una volta, che basta volgere lo sguardo sotto i propri passi, per trovare dei tesori. L’augurio è che questi giovani, abitanti di un mondo che ci chiede un’urgente cambiamento, possano tornare su questi sentieri, non solo per realizzare un vorace marketing turistico, ma per accogliere quello che il viaggio racconta veramente, la ricerca di qualcosa di più autentico, una relazione più sostenibile, con queste bellezze e anche con se stessi.