Ancora dei passi lenti ai piedi delle montagne dietro casa, angoli di Friuli che passano inosservati, sopratutto ai loro abitanti che fuggono i piccoli borghi e le montagne, che li lasciano sullo sfondo, finché le parole non riemergono, come fiumi carsici, pronti a raccontare piccole incanti o leggende. PassiParole quindi, movimenti del corpo a riscoprire angoli del territorio che si pensano senza vita, quando ogni pietra, ogni albero ed ogni vetta diventano rifugio del botanico o del geologo, che ci ricordano la biodiversità della nostra casa, ma anche movimenti del pensiero che ci conduce verso grotte o spazi delle memoria, dove fanno la loro tana creature della fantasia o desideri dell’essere umano, mai estinti.

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Il filo delle agane che non si esaurisce mai

C’è un filo invisibile che lega tutte le cose, che non si spezza mai, nemmeno quando è scosso dalle pesanti tenaglie di un progresso che va avanti a tentoni, ad occhi chiusi.

La leggenda racconta di una donna povera che un giorno incontrò una salamandra e l’aiutò a partorire. In cambio di questo gesto di aiuto disinteressato, la salamandra le donò un gomitolo di lana. La creatura non era altro che un’agana, una figura femminile legata all’acqua, uno di quegli spiriti elementali (detti così perché sono associati ai quattro elementi: acqua, terra, fuoco e aria) che abitano presso pozze, cascate e torrenti. Il gomitolo di lana non era quindi un oggetto qualsiasi, ma uno strumento magico, un filo che non si esauriva mai, che la donna usò per la propria famiglia e che in seguito donò ad altre donne. Questo filo diventa oggi il simbolo delle tradizioni, dei saperi e della bellezza che non può mai finire, perché si passa di mano in mano, di bocca in bocca, da cuore a cuore.

PassiParole, tra i landri della Val Colvera

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Il torrente Colvera un tempo era femminile, come le sue agane

Il secondo incontro di PassiParole, percorso che toccherà più luoghi del Friuli a ovest del Tagliamento ideato da Lis Aganis – Ecomuseo Regionale delle Dolomiti Friulane, muove i suoi passi nella Val Colvera, dietro la città di Maniago, laddove l’agana donò il gomitolo che non si esauriva mai e che pare venga utilizzato tutt’ora.

La Val Colvera, è conosciuta qui da noi più per i piccoli borghi di Poffabro e di Frisanco, tra i più belli del Friuli e d’Italia. Sono comunità che si animano d’inverno con i presepi e d’estate grazie ad un circo molto particolare, che porta qui giovani da mezzo mondo, che volteggiano, scherzano e suonano a due passi dalle Dolomiti. Il torrente che l’attraversa, così come le borgate o i suoi boschi, rimangono spesso un palcoscenico vuoto, che oggi invece si anima  di spiegazioni e di sguardi attenti.

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Landri Viert, un teatro di rocce, alberi e magie nascoste

Dalla località Fornasatte parte un sentiero che si percorre senza alcuna difficoltà, costeggiando il torrente e i boschi ancora chiazzati dei colori dell’autunno, mentre le nuvole sono delle tende che velano le cime delle prealpi che si affacciano sulle Dolomiti. La stagione popola le sponde degli ultimi frutti e dei funghi, di erbe commestibili e medicinali, risorse dell’economia di un tempo e riscoperta dell’attenzione ecologica di oggi.

I passi sono lenti accompagnati da chiacchiere e spensierate riflessioni, finché non ci addentriamo per qualche metro nel bosco e scopriamo delle spaccature nella roccia calcarea, cavità che paiono scavate da giganti per assistere a spettacoli di folletti, agane e altre creature che dimorano un po più in là della nostra razionalità moderna. Il Landri Viert, grotta aperta in friulano, è quello più suggestivo, nel quale stiamo in silenzio, come piccole comparse, in un bosco che risuona solo dell’acqua che cade sulle nostre teste.

PassiParole nella vecchia Maniago

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Maniago di Mezzo, una corte che racconta di un’epoca lontana eppure vicina

Lascio la Val Colvera, assaporando l’idea di ritornarci in primavera o di rifugiarmi qui nel caldo dell’estate. I nostri passi ritornano tra le costruzioni dell’essere umano, nella città di Maniago che oggi riscopro nelle vie silenziose della domenica, affacciandomi tra cortili e vecchie manifatture, dove ancora si lavorano le lame che hanno reso celebre nel mondo questa città al ridosso dei monti.

Senza fretta raggiungo una piccola chiesa che ricorda quelle medievali, eppure si vede che è una cosa recente. E’ la chiesetta delle Fontanutte, costruita pochi anni fa, su iniziativa della comunità di questo quartiere di Maniago. E’ un edificio che sembra non dire molto, se lo si guarda senza ascoltarlo, perché al di là del credo religioso, è una voce che parla di quel senso di comunità e di condivisione di cui spesso parliamo digitando su una tastiera, quando invece sono le mani che costruiscono assieme più che le dita che sfiorano da sole, a tracciare percorsi di vita assieme.

Lì attorno si radunano curiosi e famiglie, che si danno il tempo per ascoltare un anziano signore che con passione ci mostra le piante che crescono sulle pendici del monte Jôuf. L’occhio distratto, abituato ai percorsi di ogni giorno, rischia di non accorgersi della grande biodiversità di questo luogo, dove questo signore ha recensito più di 1000 specie di piante, quando nell’intero Friuli-Venezia Giulia sono 3000.

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Verso il castello di Maniago, una via lastricata dell’oro dell’autunno

Il lungo tramonto di fine autunno ci invita a fare gli ultimi passi, ad ascoltare le ultime parole, salendo verso un colle che domina la pianura. La via è lastricata di foglie d’oro, mentre gli alberi si spogliano per la notte invernale. Accanto noi spuntano pietre abbandonate, i resti di un castello medievale che insieme a tanti altri costeggiava la Pedemontana del Friuli occidentale, per difendersi da un nemico, che una volta diventato amico, condusse i nobili in più comode dimore a valle.

Tra grandi querce e alti faggi oggi restano gli echi di antichi poteri, che a stento si intravedono tra le rovine. Le persone che sono con me se ne vanno e io ridiscendo verso il Museo dell’Arte Fabbrile e delle Coltellerie, dove i PassiParole di oggi si concludono, non prima di avermi lasciato un’ultima curiosità: sotto le mura di quel grande castello, di cui oggi si indovina difficilmente la forma, prosperò nei secoli una cultura di lame e di fabbri che arrivò ad avere oltre 400 siti dove si compivano i vari passaggi della lavorazione del ferro.

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Tesori, di alberi e foglie tra i resti del passato

La notte ferma i passi e lascia in sospeso le storie, che non si esauriscono mai, che sono pronte a rinascere domani, che è un nuovo giorno, e poco più in là, in primavera con altri PassiParole in questo angolo di Friuli.