Ecoturismo in Val di Fassa, semplici consigli

Le etichette creano spesso dei problemi, allontanano dalla realtà e possono creare fraintendimenti. Quando si sente parlare di ecoturismo il rischio è quello di immaginare un modello di viaggio costoso, esclusivo, come avviene per un certo tipo di cibo biologico. L’idea opposta è che sia un viaggiare povero, da zaino in spalla e tanti adattamenti. Il mio scopo è come sempre invece cercare di riportare tutto alla realtà che abbiamo di fronte, quella che si percepisce con i sensi, che si respira in un prato di montagna, che richiede a volte fatica come in una camminata, che ci permette però di tornare ad essere un po’ più noi stessi, senza troppe ansie e paure, che a volte non hanno appunto basi reali. Ecoturismo in Val di Fassa, vuol dire quindi cercare di viaggiare in modo consapevole in una valle del Trentino, non solo di essere sostenibili negli acquisti e nelle scelte di ogni giorno, cercare di non nuocere alla Natura ma nemmeno a se stessi, portandosi in vacanza tutto il carico di stress che accumuliamo ogni giorno.

Ho provato sulla mia pelle lo stress ambientalista, un atteggiamento di condanna, spesso più nei miei confronti che in quello degli altri. Tutto quello che mangiavo o facevo doveva essere in qualche modo certificato da uno standard ecologico. Trovare la coerenza totale in questo mondo significa vagare in un labirinto che non ha uscita. Il computer che sto usando per scrivere questo articolo, la connessione internet che mi permette di comunicare con te ed infiniti altri particolari mi condannano inesorabilmente come un nemico dell’ambiente. La via di uscita l’ho trovato sfuggendo alle etichette ma entrando più in sintonia con me stesso. L’ecologia per me è prima di tutto una questione di sensibilità, scrivevo in uno dei miei primi articoli su questo blog.

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Un aquila sul Rosengraten o Catinaccio. Monumento a Theodor Christomannos, pioniere del turismo nelle Dolomiti.

Ecoturismo in Val di Fassa, alcuni consigli

Forse, mi sono dilungato un po’ troppo e ti chiederai dove si sono perse le parole sull’ecoturismo in Val di Fassa. Sentivo il bisogno di chiarirmi, di non farti credere che per viaggiare in modo leggero servano migliaia di euro. Quello che serve davvero è lasciarsi un po’ andare, come tutti quei torrenti che dalle Dolomiti scendono a valle e che sanno dove devono andare.

Per concedermi il lusso di una vacanza senza spendere un patrimonio ho avuto bisogno di un po’ di pianificazione e su questo sono debitore alla mia compagna, che nelle settimane precedenti si è dedicata con entusiasmo a trovare libri e informazioni on line per non dover perdere tempo, una volta arrivati in questa valle piccola ma ricca di proposte.

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Rifugio Capanna Fassa, oltre i 3000 metri del Piz Boè

Avendo a disposizione circa una settimana e avendo una certa sensibilità, abbiamo deciso che per noi l’ecoturismo in Val di Fassa significava: dormire bene senza spendere troppo; camminare ma senza doverci sempre sforzare; usare il meno possibile l’auto; gustarci il cibo locale potendo anche cucinarcelo.

Dormire bene

L’idea iniziale era quella di dormire in tenda ma dopo un anno di intenso lavoro avevamo entrambi bisogno di stare tranquilli, senza essere troppo soggetti alle forti escursioni del clima alpino, che di giorno può toccare i 30 gradi ma che scende rapidamente la notte e che in estate è ricco di temporali, maestose ed improvvise formazioni di nuvole e tempeste, che possono però rendere il campeggio in tenda un’esperienza poco piacevole.

Abbiamo così scoperto che oltre alle piazzole per le tende nei campeggi esistono le cosiddette case mobili, dei prefabbricati che spesso, come nel nostro caso, hanno tutto quello che serve ad un prezzo accessibile: letti, cucina attrezzata, bagno e veranda dove potersi godere dei momenti di ozio, fissando le cime delle Dolomiti che attorniano la valle, avvolte da nuvole passeggere o farsi rosa e rosse nel lungo tramonto estivo.

Camminare, senza auto

Vivendo in provincia, ho il vantaggio dei boschi e della tranquillità dietro casa ma pago il pegno di dover usare spesso l’auto per lavoro o per le esigenze di ogni giorno. Se essere in vacanza significa lasciarsi andare, non usare la macchina è per me una grande forma di quiete. L’ecoturismo in Val di Fassa è diventato subito concreto quando abbiamo scoperto il Panorama Pass, una soluzione per usare tutti i trasporti pubbblici del Trentino e gli impianti di risalita della valle senza limitazioni.

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La Marmolada e il suo “ultimo” ghiacciaio, dal Sass Pordoi

So che qualcuno potrebbe storcere il naso all’idea di usare delle seggiovie o delle cabinovie, impianti che spesso hanno un impatto forte sull’ambiente montano. Il mio io ecologista di un tempo si sarebbe infuriato. La persona che sono oggi, che non cerca di dividere il mondo in bianco e nero, ne riconosce l’utilità per le famiglie con bambini piccoli, per gli anziani o le persone con disabilità, come mi è capitato di incontrare al Sass Pordoi, degli amanti della montagna che a causa di diverse malattie non potevano più inerpicarsi lungo i sentieri che portano su questo altipiano, roccioso e lunare, panorama unico nell’arco alpino.

Cibo locale

Il cibo è una delle arti che più assorbe l’anima dei luoghi, che deve per forza essere riconoscente delle stagionalità e delle tradizioni, pena la sua standardizzazione e di fatto la sua morte come arte. Oltre i canederli e il pane di segale, esponenti a pieno diritto della cucina del Trentino e di tutte le alpi orientali ci sono le sfumature fatte di formaggi di latte crudo che solo qui vengono creati, insaccati o dolci che hanno nomi già sentiti ma che qui in Val di Fassa prendono altre note e quindi altri significati.

Il mio consiglio è di rallentare, di sederti ad un tavolo di un rifugio o di una speck stube e senza la fretta della vita ordinaria, assaporare ed ascoltare, per poi chiedere dove poter trovare quel profumo che hai ancora in bocca. Noi abbiamo fatto così e senza dover spendere troppo soldi in ristoranti, ci siamo goduti aperitivi e cene nella veranda della nostra casetta.

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Verso il Rifugio Re Alberto, sotto le Torri del Vajolet

Le parole corrono sulla tastiera e molte altre si rincorrono nella memoria, un articolo da solo non basta. Qui ti ho voluto dare qualche scarna ma utile informazione, per poter iniziare una vacanza leggera, per te e per l’ambiente prezioso della Val di Fassa. Se mi conosci sai che dei miei viaggi non scrivo molti dettagli, dati tecnici che spesso i miei colleghi sono più bravi di me a descrivere. A me piace evocare immagini, far parlare la terra sotto i piedi o le nuvole di montagna che si inseguono prima di un temporale. Un turismo consapevole passa però anche per qualche buona parola, per orientare meglio il proprio cammino, nel rispetto di sé e di ciò che ci ospita.

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Roda di Vaèl, sul Rosengarten o Catinaccio

L’ultimo consiglio è quindi un libro, insieme di parole ed immagini dove ho trovato non solo informazioni su sentieri e camminate ma anche rispetto alla cultura e la natura di questo territorio che appare circoscritto ma in cui sono molte le storie, le curiosità e le preziosità che si allungano come le pendici dei monti. “Val di Fassa, sentieri nella natura” raccoglie le mappe care agli escursionisti ma anche le piccole e grandi informazioni che sanno raccontare la valle.

Sono convinto che l’ecoturismo in Val di Fassa, come in qualsiasi altro luogo, passi anche per la cultura, per la voglia di sapere dove si imprimono le nostre orme. Non basta “essere bio” al 100%, bisogna aprirsi e diventare sensibili ai boschi, come alla lingua degli abitanti del luogo, alle cime delle Dolomiti, come ai piccoli ed infiniti dettagli che si leggono nei nomi delle strade. Più che di un’astratta sostenibilità, abbiamo bisogno di una reale empatia verso i territori.

 

 

 

By | 2017-08-14T17:39:01+00:00 agosto 3rd, 2017|Eco blogging|0 Comments

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