Nell’era bizzarra in cui tutto sembra perdere significato, in cui le strade portano solo dove dobbiamo andare, in cui il cielo ha il confine dei nostri occhi che non vedono più in là, in cui anche il mare non è orizzonte infinito ma solo distanza da superare, ci sono delle luci che brillano ancora. Sono i tizzoni ardenti che nemmeno il miope razionalismo riesce a spegnere. Calciati più in là da una gamba che calpesta il mondo a ritmi d’ossesso, con un tallone di ferro ricoperto di morbidi veli, spuntano dei fuochi, i falò dell’Epifania in Friuli.

Epifania in Friuli: un viaggio nel tempo, oltre le apparenze

Questi giorni dell’anno, da metà dicembre all’Epifania, racchiudono significati profondi, che vanno oltre i regali e il consumo poco consapevole che spesso ne consegue. Sono giorni che scivolano nei cuori delle persone e le riportano indietro, verso un mondo che in verità è giusto dietro l’angolo. Sono momenti che possono anche diventare una buona occasione per viaggiare, nello spazio e nel tempo.

La mia regione, il Friuli-Venezia Giulia, diventa di nuovo un piccolo mondo, lontano dal turismo di massa, dove il turista consapevole può cercare qualcosa di diverso. Qua da noi, più che Babbo Natale si attende San Nicolò o Santa Lucia e per propiziare l’anno nuovo si accendono fuochi che bruciano il passato e presagiscono il futuro. I falò dell’Epifania hanno molti nomi, tanti quanti sono le culture e i territori di questa piccola regione dalla grande biodiversità culturale. Dall’antica Carnia alla veneziana Grado, dalla veneta Pordenone alla friulana Udine, ogni chilometro del Friuli può diventare un piccolo confine dove cambia la lingua, il cibo e il modo di essere.

I falò dell’Epifania assumono così nomi diversipignarûl nelle zone della provincia di Udine, pan e vin attorno a Pordenone ma anche capan nella zona pedemontana del Friuli occidentale. Il significato è antico e comune invece, quello del fuoco che brucia e rigenera, che scaccia i demoni della notte e della paura, che riscalda e unisce, creazione dell’essere umano e dono degli Dei, che brilla più forte di qualsiasi schermo.

Epifania in Friuli-Venezia Giulia, pignarul a Udine, persone che danzano attorno ad un falò

Danze e canti attorno al fuoco, per un attimo si torna ad un’epoca senza tempo

Sterpaglie, resti delle potature e dei lavori dei campi, raccolti e accatastati per giorni, umili gesti dell’uomo e della Natura, schiudono il tesoro della luce e lo regalano ai bambini che si emozionano senza reprimersi, ma anche al viaggiatore che si trova a passare per questa regione di confine, seguendo segnali luminosi, come i Re Magi.

Tu potrai recarti un po’ ovunque. Il 5 gennaio si accenderanno i pan e vin e i capan nella zona di Pordenone, il 6 i pignarûl ad est del Tagliamento. Il più famoso è quello di Tarcento ma il mio consiglio è di stare in compagnia di un amico o di seguire il proprietario del b&b che ti ospita per un fuoco più intimo, che sa ancora di terra e di piccole ritualità.

I falò dell’Epifania sono l’occasione per tornare a sentire un po’ il calore di una cultura contadina e pagana, per assaggiare un dolce locale fatto di frutta secca e farina di mais, la pinza. Sono momenti di semplice socialità, ricordo di un mondo antico dove le pire accese celebravano il dio celta Beleno, divinità solare che presiedeva all’agricoltura e allo scorrere delle stagioni, ma anche all’illuminazione delle coscienze.

Sono le piccole cose che danno luce alla vita e le ridanno senso, fugando l’idea che sia tutto qui, nei giorni che cadono dal calendario come foglie secche, nel mondo senza radici nella terra e rami rivolti al cielo, nelle relazioni isolate e sparse come alberi da giardino. I falò dell’Epifania in Friuli sono la magia che torna a brillare e indica la via verso il rinascere della vita.