Pordenonelegge, storie di cambiamento

Si fa un gran parlare di cambiamento ma chissà poi cosa intendiamo? Cambiamento climatico, geopolitico, tecnologico o persino interiore. Forse non ci sono veramente differenze tra ciò che ho elencato, perché tutto è collegato e perché in fondo, il cambiamento è l’unica costante. Tutto sta mutando forma ed in modo veloce, qualche mente più acuta delle altre cerca di cogliere qualche frammento nella complessità, come se stesse cacciando idee con un retino da farfalle, e lo riporta tra noi attraverso i racconti. Per me è stato questo l’edizione 2016 di Pordenonelegge, una raccolta di storie che parlavano di come sta cambiando il mondo.

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Piccole piazze che aspettano di riempirsi di racconti

La scrittura creativa, lo storytelling come forza di cambiamento

Pordenonelegge significa anche scrivere, gli scrittori arrivano a Pordenone per raccontare come si creano i racconti. Finita l’dea romantica del poeta che vive isolato e compone solo grazie all’intuizione, il mestiere dello scrittore è un lavoro, in cui i due emisferi del cervello, quello logico e quello intuitivo si uniscono, in cui è necessario lo scambio continuo tra le discipline artistiche e tra gli altri scrittori. Per questo sono nate le scuole di scrittura creativa, anche per far uscire dal loro isolamento gli autori. Perché nella scrittura esiste un paradosso: scriviamo per gli altri ma lo facciamo da soli. Allora serve un marketing della scrittura, che permetta all’autore di raccontarsi, di fare dello storytelling di se stesso, perché se non comunichiamo i nostri talenti e la bellezza dei nostri frutti, è come se non avessimo mai scritto nulla. Questo è il marketing che per me conta, non quello che vende fumo o che lo crea, che poi va nell’aria e aumenta il surriscaldamento globale.

Cambio climatico a Pordenonelegge, parliamo al cuore delle persone

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Dall’orto al cielo. Luca Mercalli durante la conferenza stampa

Impariamo a coltivare il nostro orticello in modo ecologico e questo piccolo cambiamento potrà incidere anche nel grande. Il metereologo Luca Mercalli non è molto ottimista durante la conferenza stampa di venerdì 16 settembre: le temperature medie sono in costante aumento negli ultimi 50 anni, le persone consapevoli sono un numero esiguo della popolazione, non esistono partiti che abbiano nella loro agenda le questioni ambientali eppure bisogna agire in fretta, prima che si debba rinunciare a molto di quello a cui siamo abituati.

L’orto allora diventa una metafora della piccola azione che ognuno di noi può fare per cambiare le cose, perché non possiamo partire che da noi stessi. Non possiamo nemmeno più allarmare gli altri con i dati e le previsioni tragiche, dobbiamo essere capaci di parlare non più alle menti ma al cuore delle persone, come esortava Nelson Mandela. Coinvolgere con le emozioni è proprio l’essenza dello storytelling, sempre quello che non inganna ma che crea magie. Lo spettacolo Non ci sono più le quattro stagioni, che Mercalli e la Banda Osiris mettono in scena al Teatro Verdi di Pordenone è proprio questo, parlare di complessità attraverso la poesia dei suoni e dell’ironia.

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Non ci sono più le quattro stagioni, raccontare il cambio climatico con i suoni e l’umorismo

Slavoj Zizek, il cambiamento rivoluzionario

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Un trabordante Slavoj Zizek durante la conferenza stampa

Le ideologie del XX secolo hanno fallito ma l’urgenza di una trasformazione radicale, come ci indicano i cambiamenti climatici, non è mai stata così forte. Slavoj Zizek, alla conferenza stampa di sabato 17 settembre, ci ricorda una massima di Samuel Beckett: “Try again. Fail again. Fail better” (Riprovaci, sbaglia ancora, sbaglia in modo migliore). Saltando da un argomento all’altro, puntellando con l’ironia ogni esempio, l’intellettuale sloveno invita ad abbandonare quella filosofia che è diventata interpretazione dell’interpretazione per tornare ad occuparsi delle cose in sé: il web, la pornografia, l’ecologia, ecc. La riflessione sugli aspetti di ogni giorno ci permette di comprendere e di leggere la realtà, per non subire un racconto ipnotico, il cui rischio è non accorgersi di vivere una non libertà, una schiavitù dolce in cui ci illudiamo di essere liberi.

A Pordenonelegge le piccole rivoluzioni

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Le piccole utopie concrete, raccontate da Paolo Cacciari, nel negozio del commercio equo Altrametà

Non è più possibile attendere la “Grande Rivoluzione”, non è più possibile nemmeno essere cinisci e disillusi, le alternative concrete esistono. Paolo Cacciari racconta 101 piccole rivoluzioni ma sono molte di più, quelle delle imprese sociali, dei restauratori di case e di cose, dei banchieri etici, un sottobosco di voci che sta raccontando una nuova eonomia e un nuovo modo di stare assieme.

Relazione è la parola chiave, il sostegno reciproco tra produttore e consumatore, ma soprattutto la voglia di unirsi e di pensare assieme ad un mondo diverso, scardinando quella vechia storia che ci vuole divisi e che racconta sempre le stesse storie, come il fatto che la crisi sia per tutti. La crescita dell’agricoltura biologia o della finanza etica dimostra come esitano possibilità concrete e che il successo sia sempre più una questione di valori e di cuore.

L’importante è però avere la forza di raccontare il cambiamento, di non essere troppo modesti, perché queste piccole rivoluzioni vanno comunicate.

Le mani degli Dei, miti e simboli delle piante

I miti non sono le fiabe dei popoli senza scienza per spiegare la realtà, sono racconti che attraverso i simboli educano ad una visione del mondo in cui tutto è collegato, dove le umili piante e gli Dei si toccano, dove microcosmo e macrocosmo esistono in uno scambio continuo. Il messaggio di Erika Maderna a Pordenonelegge è di non limitarsi alla semplicità del racconto – sempre che questo lo sia veramente – ma di cercare di addentrarci in una cultura altra, dove la pianta era capace di curare perché era emanazione di una divinità, non un semplice contenitore di principi attivi. Non è un’idea nuova ma un fondamento di molte società ancora oggi vive, come quelle delle tribù indigene dell’Amazzonia, in cui la pianta è dotata di spirito, capace di parlare al curandero.

Anche nell’antica Grecia il dio o la dea si fanno archetipi, forze viventi della psiche come ci ha insegnato lo psichiatra svizzero C.G. Jung, che si rispecchiano nei semplici (nome con cui vengono chiamate le piante officinali) e ci indicano una via più profonda alla guarigione. Il mito allora si fa racconto che serve a curare, la funzione più alta dello storytelling.

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Geometrie, parole, colori, il racconto racchiude questo e molto altro

Scrittura creativa, cambi climatici, utopie rivoluzionarie e rivoluzioni di ogni giorno, piante ed archetipi, forse tutte queste cose sembrano non avere nulla in comune. Sono i racconti che mi hanno attratto e che ho seguito con attenzione durante l’edizione 2016 di Pordenonelegge. Sono gli esempi di quante storie ci siano nel nostro mondo, voci diverse, magari lontane, che però ribadiscono tutte la necessità del racconto, la nobile arte della trasmissione e della condivisione di valori, di bisogni e di urgenze. Come il dio Ermes, qualcuno riporta nel mondo degli umani quanto avviene in quello degli dei, ricordandoci che le divisioni sono solo apparenze, che abbiamo molto più in comune di quanto pensiamo.

 

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