I luoghi dietro casa, la Pedemontana del Friuli occidentale

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I luoghi dietro casa, la Pedemontana del Friuli occidentale

Bisogna imparare a guardare le proprie città con occhi nuovi, come fossimo dei turisti stranieri appena arrivati. Questo sarebbe uno dei più grandi viaggi che potremmo fare.

A volte mancano anche a me le parole, i grandi viaggi in luoghi nuovi si esauriscono e sembra non rimanere nulla. Uno sguardo dalla finestra di casa, una camminata all’alba mi portano laddove sono sempre, tutto diventa routine, già visto, già conosciuto. Non è un po’ forse la metafora della nostra vita? Cerchiamo tesori lontano da noi, quando invece è tutto qui, sotto i nostri piedi, davanti ai nostri occhi. Le parole allora rinascono come una fonte che non si esaurisce mai, sgorgano laddove sono, seguendo i miei passi dove vivo, nella Pedemontana del Friuli.

Una sottile striscia di asfalto attraversa questo mio mondo, una strada che va dai luoghi dove si parla veneto a quelli in cui si parla friulano, una traiettoria sinuosa fatta di curve, di piccoli borghi e montagne, di rare luci la notte e di mille colori durante tutto l’anno. La Pedemontana del Friuli è una terra di confine tra l’operosa pianura senza barriere e l’orizzonte che si alza in colli e monti fino a toccare le mille nuvole di passaggio che rendono così verde il mio sguardo.

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Tra le vie e i sassi, verso i monti, a Budoia

Non è un mondo isolato. Le strade portano ogni giorno contatti tra l’est e l’ovest, biciclette da ogni dove si divertono a seguire le curve dettate dai rilievi, un cicloturismo che qui viene naturale. I paesi arroccati nelle loro vecchie case di sassi, materiale che qui sgorga più abbondante dell’acqua, sono dimora di cittadini che sfuggono la pianura o di generazioni di emigrati che a volte tornano, anche solo per godere dell’estate.

Da Caneva a Maniago, da paesini in cui è difficile chiamarsi “friulani”, perché il friulano non lo si parla proprio e nemmeno lo si capisce poi così tanto, a cittadine in cui la lingua si fa più stretta e nascosta, retaggio dei secoli che qui sono passati.

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Resti del passato a guardare il presente. Il castello di Maniago.

La Pedemontana del Friuli non è infatti un territorio omogeneo, perché anche la terra e i sassi alla fine sono fatti dalle persone, il cui spirito permea i sentieri, le case, fino a salire su quelle cime levigate che ogni tanto d’autunno, d’inverno ma anche in primavera, si tingono di neve. Ogni Comune è un mondo a sé, di frazioni che ancora con orgoglio si differenziano tra loro, di storie e di legami che l’età moderna scalfisce in parte.

Lo spirito dei luoghi è sottile come i venti che scendono dai monti e in estate mitigano la calura, ma è allo stesso tempo coriaceo come le pietre che una sopra l’altra costruiscono le facciate delle case. L’unico modo per ascoltarlo è darsi il giusto tempo, di farsi due passi in un borgo o lungo uno dei tanti sentieri che attraversano le montagne, di entrare in quelle botteghe di paese che esistono ancora, di cercare l’ovvio per chi ci vive ma che per il viaggiatore consapevole è continua scoperta.

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Tra boschi e pianura, colli dove concedersi il lusso del tempo. Colle San Giorgio, Aviano.

Sono così tante le scoperte che si possono fare, infiniti tasselli di un mondo che ha migliaia di anni, dagli insediamenti di palafitte del Palù del Livenza alle manifatture moderne di coltelli, esposte nel Museo delle Coltellerie di Maniago. Varietà di saperi e di sapori creati in continua simbiosi tra esseri umani e Natura, dal figo moro di Caneva alle mele antiche di Fanna.

Nel mezzo ci sono strade in cui fare attenzione ai cervi e ai caprioli, che vivono numerosi nei boschi che fino a qualche decennio fa erano quasi tutti pascoli, ci sono osterie in cui bere un buon bicchiere di vino, non più quello aspro che serviva per mandare avanti le vite dure della gente di qui ma assaggi di ingegno e creatività di tutto il Friuli-Venezia Giulia, ci sono strade di campagna o sentieri nei boschi in cui camminare all’alba o al tramonto per liberarsi delle ansie e delle frenesie.

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All’alba, per far brillare le idee. Dardago, verso Castello di Aviano.

La Pedemontana del Friuli è qui, in gran parte silenziosa, ai margini dei grandi racconti, lontana dal turismo di massa, un tesoro appena dischiuso che si può arricchire in continuazione, ogni qual volta qualcuno è attratto dallo spirito del luogo e lo ascolta per creare qualcosa di nuovo.

A breve, ai piedi dei monti dietro casa passerà una ferrovia locale che collegherà Sacile a Gemona e poco più in là, sui pendii tra i boschi, si sta aprendo un nuovo percorso, per i viaggiatori attenti di questa epoca distratta, il Cammino di San Cristoforo.

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Smarrirsi o ritrovarsi tra i boschi. Il Ruial di Dardago.

Le parole che non venivano, chiuse in bocca e nella mente, sono arrivate. È bastato aprire il balcone e concedermi il tempo di una camminata, mentre il sole da est gettava la sua luce rossa sulle montagne. Una porta si è aperta e sono entrate tante storie che meritano di essere raccontate. Tornerò sui miei passi per parlare del nuovo treno e del nuovo cammino, dei boschi e delle cose che non hanno nome ma che sono l’anima di un viaggio qui nella Pedemontana del Friuli, lontano da tutto, eppure così vicino.

 

Vorresti saperne di più su questi luoghi nascosti? Scrivimi
By | 2017-11-18T16:20:22+00:00 novembre 17th, 2017|Travel blogger|0 Comments

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