Luca Vivan

perché le parole sono importanti, le parole plasmano il mondo

Author: Luca Vivan (page 1 of 27)

Norvegia del nord, impressioni di un viaggio ai confini del mondo

Prima che la neve si sciolga, prima che il vento impetuoso cali, prima che la routine inghiotta la meraviglia, sento il bisogno di condividere qualche parola sul mio viaggio nella Norvegia del nord. Ci sono ancora fogli da sistemare, appunti mentali disordinati e centinaia di foto sparse, che quando apro mi investono con un odore di ghiaccio e altri mondi. Sono stato via pochi giorni ma sono bastati per entrare come il freddo, dentro i vestiti, per farsi strada fino a quelle parti dell’animo in cui attecchiscono i luoghi incredibili, quelli che ho avuto l’onore di poter visitare nella mia vita.  norwaytbnet

Sono sincero, quando ho ricevuto l’invito ad andare in Norvegia del nord, ho subito pensato al freddo e al fatto che avrei lasciato la primavera per tornare nell’inverno. Io non amo il freddo e non a caso i miei grandi viaggi sono stati in Amazzonia e poi in Australia. Devo ammetterlo, la mia parte lamentevole e paurosa, cercava in tutti i modi di sabotare quella che poi è stata un’esperienza in cui le considerazioni, le critiche o le opinioni non hanno trovato spazio.

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Non darti troppe mete, non correre da qualche parte. Qui basta fermarsi a caso

Non andrai mai in luoghi che sono già all’interno del circolo polare artico per godere di quelle sensazioni che regalano il sud del Mediterraneo o i Tropici. Andrai in Norvegia del nord per il silenzio, per la vastità di spazi pressoché disabitati, per la drammaticità dei paesaggi, per il senso profondo di essere oltre l’umano, oltre quel mondo dove tutto cresce, dove la luce segue dei ritmi tutto sommato abbondanti, dove basta poco per coprirsi. Andrai là con la consapevolezza di essere vicino alla fine del mondo, nella precarietà degli uomini e nel potere selvaggio della natura.

Il paesaggio è infatti ciò che ti parla per primo: coste frastagliate, marroni di scogli e bianche di neve; montagne che si alzano dai fiordi, dandoti quella sensazione impossibile di essere di fronte alle cime a cui forse sei abituato ma con il mare a due passi; poche casette rosse tra distese di neve e betulle, magari ai bordi di quelli che paiono come laghi quando sono invece le dita dell’Oceano che si infilano nel continente; pochi centri abitati, di edifici che si raccolgono gli uni attorno agli altri, come mandrie di animali che cercano riparo dal freddo.

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Fermati ad ascoltare il vento e le onde

Il freddo è senza dubbio l’altro protagonista, fatto di vento che spira imperturbabile, in turbinii di neve o di rara e preziosa luce che cambia completamente il paesaggio, il freddo fatto di neve e di ghiaccio nelle strade, il freddo che si combatte con case o luoghi pubblici caldi ed accoglienti.

La corrente del Golfo del Messico lambisce le coste della Norvegia del nord e mitiga un clima che altrimenti sarebbe molto difficile, lo rende più adatto alla vita e al viaggio, anche quando marzo a queste latitudini è solo un altro mese dell’inverno. Dobbiamo ringraziare questo immenso fenomeno marino se qui le temperature scendono raramente sotto i – 15 gradi, se la notte può capitare di trovarsi fuori da una baita senza guanti. È meglio venire in queste zone preparati con dei buoni vestiti tecnici da montagna ma senza esagerare.

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In riva al mare, al fianco delle montagne

Non sarà un viaggio economico, inutile negartelo. La Norvegia è uno dei paesi più cari al mondo ma venire qui significa fare il viaggio della vita, quello che non si trova all’ultimo guardando le offerte, quello improvvisato di un fine settimana. La Norvegia del nord è un percorso ragionato, un desiderio che matura nel tempo e che si realizza un po’ come le grandi spedizioni del passato, raccogliendo i soldi e la volontà, di concedersi qualcosa di prezioso, non tanto da raccontare agli altri, quanto da vivere intensamente come tutto ciò che è raro e che non va sprecato.

Nell’epoca in cui molti hanno la possibilità di andare da per tutto, essere qui vuol dire fare un viaggio come si faceva un tempo, non un oggetto di consumo effimero ma un onore che va conquistato e che per questo verrà apprezzato anche quando sarà finito.

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Poche case di fronte all’immensità

Sento ancora il suono delle onde che si accaniscono contro le rocce delle montagne, sento il fischio del vento che spazza la neve caduta nella notte, sento il desiderio di bambino che il cielo si apra la notte per vedere l’aurora boreale, sento l’energia che da il freddo e sicuramente il viaggio stesso, che mi permette di dormire poco e di avere sempre gli occhi spalancati.

Per ora ti lascio con queste poche e scarne parole, impressioni minimi di un viaggio in territori che il gergo moderno direbbe “minimal”. Ti lascio con alcune immagini, mentre altre le pubblicherò sul mio canale Instagram. Ti lascio ma tornerò presto, per entrare più dentro il viaggio, per raccontarti della Norvegia del nord, anche se più che mai, qui le parole contano poco, così come conta poco l’immaginazione. Luoghi del genere vanno vissuti, bisogna lasciarli entrare per farli vivere dentro di noi.

 

 

 

 

 

 

 

Le giuste risposte, le giuste domande

Ieri sera ho ricevuto una mail un po’ particolare, non quelle che si può aspettare un travel blogger, a cui si scrive normalmente per chiedere consigli di viaggio. Era una richiesta di aiuto, che all’inizio, devo essere sincero, mi ha un po’ scosso, tanto da chiudere subito l’applicazione. La richiesta è rimasta lì sospesa, mentre cenavo con amici, mentre mi svegliavo con la sensazione di dovere dare una risposta.

La sofferenza degli altri, anche se celata in poche e scarne parole, spaventa, forse perché tocca anche la nostra, che cerchiamo di non guardare mai in faccia, attraverso le più svariate strategie, grazie alle droghe condannate dalla società o a quelle ben accette, come la droga del fare, dell’agire compulsivo che ci porta a viaggiare come trottole, a controllare mille volte il telefonino in cerca di cuoricini, a lavorare come robot, a leggere milioni di libri, a seguire migliaia di corsi e convegni.

Mentre il cielo di fine inverno muta incessantemente forma e colore, mentre la domenica rallenta tutto anche le parole, ho cercato di rispondere, consapevole che è difficile dare giuste risposte, che a volte servono giuste domande.

“Mi sono preso un po’ di tempo per rispondere.

Non è facile rispondere veramente, spesso lo facciamo troppo velocemente con tante banalità.

Capisco molto bene il tuo disagio, perché ho sempre lottato per capire come non farmi intrappolare in lavori che non mi rappresentavano. Lotto ancora per questo, perché anche se sono un libero professionista, mi trovo a volte a fare cose che non sempre rispettano il mio essere.

Come fare per cambiare? È la domanda che ci poniamo tutti in fondo. Io ho seguito diversi percorsi di crescita e ancora ne seguo, consapevole che non si smette mai di imparare e di sbagliare.

I viaggi mi hanno aiutato molto, perché mi hanno permesso di uscire dai soliti movimenti, dalle solite esperienze, la famosa routine. Mi hanno fatto incontrare persone e progetti che mi hanno aperto gli occhi su nuovi modi di vivere.

Se rimaniamo sempre concentrati nel nostro quotidiano, sempre attorniati dalle solite persone, dai soliti pensieri, ci dimentichiamo che le possibilità per noi sono veramente tante. Non è retorica ma una piccola verità che ho scoperto sbattendo la testa più volte.

Ad esempio, non avrei mai immaginato dieci anni fa, che potevo impiegare un mio talento, che usavo pochissimo e che soprattutto non consideravo, la scrittura, per costruirci attorno un lavoro. Dieci anni fa non immaginavo nemmeno che si potesse vivere in modo diverso, evitando di farmi intrappolare da pensieri ed emozioni che mi facevano solo male.

Viaggiando ho incontrato persone che mi hanno indicato nuove strade. Sono stato fortunato certo, ma ho anche sofferto moltissimo prima di arrivare a vedere un bivio dove poter scegliere.

In questi movimenti del corpo, della mente e soprattutto dell’anima ho incontrato Destinazione Umana, un tour operator che non è una delle tante macchine per far soldi che vediamo in giro ma un gruppo di persone come noi. Forse hai letto della mia nuova collaborazione con loro.

Allora, quello che mi è venuto in mente ieri sera mentre leggevo la tua mail è proporti di scegliere uno dei loro viaggi, per darti una piccola possibilità, non per fare una vacanza, quella sarebbe la risposta sciocca di una persona che non vuole ascoltare e si limita a dirti “Cosa vuoi che sia, vai farti un giro ai Caraibi, ti sentirai meglio!”.

No, ti consiglio di farti un piccolo viaggio per trovare qualche risposta o meglio, per formulare in modo diverso le domande che immagino, ti assillano ogni giorno: “Qual’è la mia strada? Cosa ho sbagliato? Cosa devo fare?” Sono le stesse domande che si pongono le persone a cui voglio bene e che mi sono posto io per tanti anni.

Questo è il loro catalogo, dove puoi leggere dei loro viaggi ma soprattutto il perché ci sono quei viaggi.

Non so se era la risposta che ti attendevi. Del resto, mi chiedo onestamente “chi sono io per consigliare a qualcosa a qualcuno?”.

Un abbraccio e spero tu riesca a trovare la tua strada, almeno a scorgere un sentiero che ti porti fuori dalla tua gabbia. Te lo meriti tu, ce lo meritiamo tutti!”

 

Storydoing, vivere e raccontare i luoghi, oltre le mode

Si ripercorrono davvero le stesse strade? Si passa davvero  per gli stessi luoghi? Stavo andando a Caorle, per parlare di narrazione ad un corso rivolto ad imprenditori del turismo. Sono riuscito per un attimo ad andare oltre l’ansia del momento gettando una veloce occhiata ad una macchia lontana di alberi, che chissà quante persone scorgono, come me, andando al lavoro e di cui presto si dimenticano.

Vivere i luoghi che ci circondano sembra avere poco a che fare con il lavoro, la formazione, lo storytelling, ma se non siamo capaci di essere presenti in uno spazio, di fare esperienza di un territorio come possiamo poi comunicarlo a qualcuno. Bisogna fare propria la vita per poterla raccontare. Lo chiamano storydoing ma come sempre, credo sia solo buon senso, non inteso come ragione quanto come apertura.

La macchia lontana è il Bosco delle Lame, poco distante da Concordia Sagittaria e da Caorle, un’area boschiva recente che ricorda però quelle che un tempo ricoprivano la pianura padana. Quest’area naturalistica è casa per decine di uccelli stabili o migratori, è uno spazio di benessere.

Mi ci sono addentrato lo scorso anno per poi raccontarla sul sito di bibione.com. Pur nelle difficoltà del mio lavoro, dove la sostenibilità economica non è mai garantita, dove le belle cose che racconto o che ci raccontiamo tra colleghi si scontrano con la sordità inconsapevole del mondo fuori dagli schermi e con quella consapevole di strategie assenti o sbagliate, ringrazio sempre di poter conoscere luoghi come questi, apparentemente banali ma invece ricchi di piccoli beni preziosi: quiete, biodiversità, bellezza.

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Fermarsi, lasciarsi andare e ringraziare

Sono luoghi reali che non chiedono di inventarsi nulla, che Comuni, Consorzi e singoli possono condividere per vendere qualcosa di più  e forse di meglio, che la solita vacanza, minacciata dalla precarietà di ogni cosa: clima, economia, sicurezza…Nell’incertezza della vita io credo ci sia la possibilità di ancorarsi a qualcosa, la capacità di stabilire armonie, di sostenerle e di raccontarle.

Lo storydoing, il fare le storie, è anche questo, dare spazio a quello che c’è sempre stato, la natura in questo caso, e farla propria. Perché se facciamo nostro un luogo il racconto sgorga naturale come una fonte viva, non stiamo vedendo, non stiamo attirando nelle nostra rete un piccolo pesce, il cliente, ma stiamo semplicemente parlando di quello che c’è, perché lo consideriamo importante, prima di tutto per noi stessi.

Se storytelling è diventato quasi sinonimo di raccontare favole – le favole, quelle vere, hanno in verità un valore fondamentale per la nostra crescita -, lo storydoing è un racconto che fa partecipare le persone, che le porta a schierarsi.

Un bosco, tra la campagna e la laguna, la casa di querce e aironi, può diventare qualcosa di più di una macchia nel finestrino di uno stressato uomo d’Occidente, ma può trasformarsi in un giardino naturale da conservare e rendere vivo, a patto che iniziamo a diventarne parte.

Non dobbiamo arrampicarci sugli specchi per vendere le solite vecchie cose che si vendono dagli ann’60, come le spiagge dell’alto Adriatico, non dobbiamo nemmeno inventare ogni anno nuove parole inglesi. Non importa se lo chiami storydoing, storytelling, comunicazione emozionale, a me importa che ti guardi attorno e che tu riesca a capire quanta bellezza esiste. Se la comprendi la potrai anche trasmettere, senza perderti nei meandri dei tecnicismi che a volte ci allontanano sempre di più dal cuore delle cose.

 

 

 

 

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